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sabato 27 luglio 2013

La solitudine del primo

Oggi sono in forma.
Ho trovato del tempo e lo sto usando tutto.
E' da un po che mi frulla in mente un'idea.
Faccio qualche garetta, per me "poche", per Silvia "troppe", Amanda non si schiera.
Se controlli le classifiche leggi quasi sempre gli stessi nomi e con lo stesso ordine, leggere piccole impercettibili variazioni non fanno testo.
Tutti in ogni gara si impegnano e danno il meglio di loro stessi.
Tutti cercano di esprimere al meglio il loro potenziale tutti spremono le loro capacità e tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso, per fare questo sudano.
Il sudore è l'essenza di ognuno durante la corsa, la dimostrazione del suo impegno.
Alla partenza, nessuno ancora ha dato il meglio di se, si un po di allenamento pregara, ma nulla di apprezzabile.
Poi si parte.
Alla partenza siamo tutti li, tutti in gruppo, ma i primi sono già davanti schierati. Perché?
Poi si parte e dopo poche decine di metri le posizioni sono già tutte occupate.
Tutto è già scritto. Perché?
Perché i primi, anzi il primo, è sempre solo li davanti?
Perché non si mischia con gli altri?
Arriva sempre minuti prima di altri, potrebbe aspettare, correre con qualcuno, tanto per non sentirsi solo, e poi solo verso la fine accelerare e vincere.
No.
Mai.
Sempre solo li davanti.
Come Coppi "un uomo solo al comando"
Penso di aver capito perché.
Non è meglio di me perché si allena di più ed il suo fisico risponde meglio.
Ha una maledizione che lo perseguita.
Lui ha scelto di correre per qualche motivo, come tutti noi podisti:
  • affascinato fin da piccolo dal papà o dalla mamma che correvano
  • una sfida personale come stimolo iniziale
  • un ricordo indelebile (per me Alberto Cova ed il commento di non so quale telecronista RAI nei 10000 alle olimpiadi, "Cova Cova,Cova")
  • o chissà cos'altro.
Lui ha corso la prima maledetta gara e fin da quella prima gara è costretto a vincere a causa della sua maledizione.
Vorrebbe smettere ma non può perché ogni volta che gareggia vince.
Tutti, visti i risultati, lo spingono a continuare, lui vorrebbe smettere, ma corre e vince.
Non è una questione di gambe.
E', purtroppo per lui, una questione di naso.
Ebbene si, la sua maledizione è il suo olfatto.
Il podista suda, suda molto, ed il sudore emana un odore, a secondo della persona, molto caratteristico e "forte".
Le persone normali sentono questo odore e lo sopportano più o meno bene, il podista da gruppo, come il sottoscritto, vive nel'"aroma" suo e del gruppo, ma il primo no.
Il primo ha un naso che non sopporta gli odori forti e pertanto per sfuggirgli è costretto a correre più velocemente che può per non dover sopportare gli effluvi degli altri.
La dimostrazione è la soddisfazione del primo e le facce lunghe dei secondi, anche loro nasi fini costretti a sopportare il puzzo.
Concludendo.
Fortunatamente non ho un gran naso.

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