E' una domenica uggiosa, a Genova dicono "macaia", il mi babbo mi aspetta in piazza Massena, puntuale e paziente, lui sempre in anticipo, io sempre in ritardo.
Sale in macchina e si va verso Aggio. Fino a pochi giorni fa non sapevo dove fosse Aggio (aglio in italiano). Si trova fra Prato e Creto, a circa 340m slm.
Oggi ho deciso di correre qui perché le altre o le avevo già fatte o erano troppo lontane, inoltre alla Genoa Porto Run un podista si era raccomandato di parteciparvi ed ho seguito il suo consiglio.
Ricordatevi: mai seguire i consigli di un podista, mai.
Arriviamo e dei miei amici podisti incontriamo solo Vito. Anche lui come me non voleva muoversi troppo.
Al momento dell'iscrizione ricevo l'illuminazione.
La marcia prevede un dislivello notevole, salite ripide e ripide discese, su stretti sentieri sassosi e sconnessi, nel verde di boschi circostanti.
Le condizioni ideali per massacrarsi i piedi, le caviglie, le ginocchia e la schiena.
Gara meravigliosa.
Si perché noi che corriamo se non soffriamo un pò non siamo contenti, infatti prima di ogni gara ci raccontiamo i nostri dolori, le nostre disavventure ed i limiti del nostro corpo.
Questo e lo spirito di chi corre.
Io come molti altri oltre alle corse vere e proprie apprezzo anche i trail.
I trail sono ancora più massacranti della corsa e pertanto portano i partecipanti a vantarsi dei danni e degli acciacchi prima, ma soprattutto dopo e nelle gare successive poiché i traumi di queste competizioni sono veramente più seri e più duraturi.
Devo ammettere che per ora in queste competizioni gli unici danni che riporto costantemente sono il dolore ai piedi ed alle caviglie, che si mi perseguitano per giorni, ma sono sopportabili a fronte della soddisfazione che si ha nel completare la gara.
Ma passiamo alla cronaca.
Partiamo dietro la chiesa di Aggio e subito una scalinata ci costringe al passo, anche a causa dell'elevato numero di partecipanti e la larghezza ridotta della scalinata stessa.
Dopo un brevissimo attraversamento stradale entriamo nel verde e seguiamo sentieri stretti e dissestati che con continui saliscendi ci portano a quota 400 senza grandi sforzi. Da qui, in soli 2 chilometri, saliamo a quota 700. Non è più una corsa ma un costante alternarsi di camminata veloce, nei punti più ripidi, a corsa leggera, nei tratti più pianeggianti.
Arriviamo così in vetta, inizia finalmente la discesa, sempre nel bosco, che adesso ci dà refrigerio da una calura diventata insopportabile. Il fondo morbidissimo è intervallato da gradini di pietra che spuntano all'improvviso e cominciano a mettere a dura prova le caviglie. Quindi usciamo dal bosco ed entriamo in un tratto pianeggiante che ci porta a Creto. Qui il fondo è l'asfalto e posso quindi correre in scioltezza senza dovermi preoccupare di come appoggiare i piedi.
Arrivato a Creto inizia un discesa ripidissima su scalini sconnessi alternati a sentieri di soli sassi.
Le mie caviglie mi insultano poiché colleziono una storta dopo l'altra. I miei piedi si arrendono e sono costretto a rallentare per alleviare il dolore. Perdo due posizioni, ma piedi e caviglie ringraziano.
Poi inaspettatamente, mentre la discesa non sembra mai finire, sento le campane della chiesa che suonano a festa e realizzo che sono oramai arrivato ad Aggio. La volata finale è meravigliosa, trionfale e gratificante. Chiudo in 1 ora e 41 secondi.
Il mi babbo è li che mi aspetta. Saliamo al punto di ristoro a bere qualcosa e sotto il tendone montato in previsione della pioggia siamo in molti a commentare la corsa.
Tutti contenti e soddisfatti della fatica spesa e della bella mattinata trascorsa nel verde di Aggio.
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